L’ INNOVAZIONE NELLA SCUOLA SECONDARIA
Umberto Margiotta
Presidente del Centro Interateneo per la ricerca didattica e la formazione avanzata
Università Ca’ Foscari di Venezia
Nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea il numero di annidi istruzione è aumentato inesorabilmente negli ultimi 30 anni. Nelle avanzate società tecnologiche l’innovazione, la conoscenza e le competenze delle persone portano alla crescita economica. L’istruzione è quindi rilevante nell’ordine del giorno della maggior parte dei paesi. L’istruzione secondaria in particolare ha un’importante missione: fornire ai giovani la conoscenza necessaria e le competenze per vivere in una società avanzata tecnologicamente; prepararli ad entrare nel mondo del lavoro e nell’ulteriore apprendimento; e trasmettere i necessari valori culturali ed etici che tutti i cittadini dovrebbero avere per integrarsi e partecipare attivamente ad una società democratica.
Oggi, tuttavia, l'accento non batte più solo sul significato sociale dei cambiamenti dell'istruzione. L'urgenza delle riforme dell'istruzione secondaria discende invece dalla crescita esponenziale di una domanda di lavoro intellettuale e di padronanze di cittadinanza attiva richiesta dalle forme postfordiste di organizzazione del lavoro, cui corrisponde una situazione drammatica contrassegnata dal basso livello di standard formativi in significative porzioni di giovani e dall'impossibilità di abbattere strutturalmente la disoccupazione in tutti i paesi dell'area OCSE.
Per questo è doveroso richiamare l'attenzione sul fatto che il periodo attuale si configura , in ambito internazionale, come un periodo di transizione, durante il quale diventa prioritario ricordare le ragioni per un rinnovo impegno multilaterale a favore della formazione secondaria:
· La scuola secondaria espande la conoscenza degli aspetti fondamentali dello sviluppo culturale ed umano, e dei suoi contesti territoriali di identità;
· La scuola individua i modi per scoprire gli elementi effettivi del cambiamento sociale e istituzionale attraverso la riforma dei programmi d'istruzione e la riorganizzazione dei servizi formativi;
· La scuola assicura le basi per consentire all’innovazione e alle politiche sociali e formative di distinguere tra illusione e pregiudizio;
· La scuola educa a valutare lo stato e la dinamica dei sistemi sociali rispetto a obiettivi e scopi determinati;
· La scuola unisce, elaborando pratiche di comunicazione e di convivenza utili a capire come i processi di innovazione sociale, economica e istituzionale possano essere aiutati dalle persone prima ancora che dalle leggi, ad avere successo ovvero ad esser ottimizzati nel loro percorso.
Anche se questi sono i protocolli fondamentali della scuola, è tuttavia essenziale per la scuola secondaria cambiare il focus delle scelte e delle priorità. Diviene urgente adeguare l'organizzazione del curriculum e dei percorsi formativi ai paradigmi della long life learning piuttosto che attardarsi su logiche di mera trasmissione delle conoscenze di base. Diviene più importante promuovere talenti e studiare la natura prossimale, connettiva e parallela dei processi di apprendimento, piuttosto che perseverare in un vuoto formalismo didattico. Perché saranno soprattutto le riserve strategiche allargate di talenti che ogni comunità riuscirà a sviluppare a fare la differenza nella competizione multilocale e globale internazionale.
Lo sviluppo dell’educazione secondaria è stata accompagnata da un numero di importanti riforme che concernono tutti gli aspetti dell’educazione: i contenuti curriculari; i metodi di insegnamento e di apprendimento; il tirocinio degli insegnanti; gli standard e i meccanismi di valutazione; l’amministrazione, con enfasi sulla decentralizzazione e sull’aumentata responsabilità; e, infine, ma non per ultimo, i meccanismo di finanziamento. Tutte queste riforme mirano a mirano a mantenere il più possibile i giovani nella scuola, ad aumentare la qualità dell’educazione fornita, che è misurata in termini di risultati di apprendimento, e ad aumentare l’efficienza nella diffusione dell’istruzione.
Affinché le riforme siano efficaci nello sviluppo dell'educazione secondaria intendiamo intervenire sulla necessità di disegnare, sperimentare e rendere operativa una piattaforma integrata di conoscenza, innovazione e formazione che non si limiti a farle interagire, ma che piuttosto intercetti, in presa diretta, ì settori più avanzati dell'innovazione e, che dunque cogeneri specifiche azioni integrate e comuni di investimenti; e che produca comunità allargate di apprendimento continuo e dì innovazione. Tali comunità dovrebbero quindi risultare trasversali ai mondi della scuola dell'università, della produzione e della governance istituzionale.
Per questo lo scopo principale dovrebbe consistere nel rompere le barriere tra conoscenza, innovazione e formazione. Oggi, il know-how posseduto da un territorio, da un'organizzazione, da una rete di comunità, diventa una risorsa critica: il meccanismo di creazione della conoscenza costituisce la condizione e il motore della creazione del valore, sia in termini di capitale umano che di capitale sociale.
Ne consegue che l'obiettivo strategico di interesse generale ed immediato é segnato dalla necessità e dall'urgenza di assicurare significativi investimenti e servizi che promuovano, facilitino e diffondano soprattutto innovazione di processo, a supporto e a sviluppo delle azioni di innovazione organizzativa e di prodotto. Siffatti investimenti e servizi, è ormai opinione condivisa, devono avere caratteristiche esplicite di integrazione e di cogenerazione del valore; devono attivare meccanismi ricorsivi di comunicazione, di feed-back e di apprendimento continuo capaci di retroagire sulle organizzazioni (università, impresa, governance territoriale) coinvolte; devono risultare specifically goal oriented, in grado, cioè, di posizionare e di valorizzare sul mercato internazionale della competizione globale il valore aggiunto che l'integrazione tra conoscenza, innovazione e formazione assicura, non al singolo pezzo di prodotto venduto, ma alla filiera strategica che lo ha generato e che gli consente di adattarsi in modo vincente ai diversi contesti d'uso o di domanda.
Tutto ciò richiede un salto di paradigma e dunque chiede di operare secondo ì seguenti assi strategici:
a) Superare le barriere tra la conoscenza come fonte di vantaggio competitivo e la formazione.
La formazione del capitale intellettuale e del capitale umano diventa risorsa critica; ed é ormai ampiamente riconosciuto come il capitale intellettuale stia alla base non solo della generazione di valore, ma ancor più del suo mantenimento e del suo continuo riposizionamento nello scenario della competizione globale.
Il modello di creazione di conoscenza elaborato da Nonaka e Takeuchi [1]consta di quattro dimensioni attraverso cui si crea e sì diffonde conoscenza all'interno delle organizzazioni, ovvero:
· Socializzazione: consente di passare da una conoscenza tacita ad un'altra tacita. La socializzazione è un processo di condivisione dell'esperienza e di creazione di forme di conoscenza tacita: modelli mentali e abilità tecniche. La chiave per acquisire conoscenza tacita è l'esperienza condivisa, senza la quale sarebbe difficile penetrare il processo di pensiero di altre persone.
· Esteriorizzazione: è il processo mediante cui si esprime la conoscenza tacita attraverso concetti espliciti, in forma di metafore, ipotesi o modelli. È proprio l’esteriorizzazione la chiave della creazione di conoscenza, perché crea concetti nuovi ed espliciti dalla conoscenza tacita. Uno dei sistemi per convertire la conoscenza tacita in conoscenza esplicita è la sequenza metafora – analogia - modello. La metafora è un modo di percepire un oggetto immaginandone simbolicamente un altro; l’analogia aiuta a capire l'Ignoto attraverso il noto e a superare il divario che separa l'immagine dal modello logico. In questo modo una volta creati i concetti espliciti è possibile costruire dei modelli.
· Combinazione: è un processo di sistematizzazione dei concetti, che consente di passare da una conoscenza esplicita ad un'altra. Gli individui scambiano e combinano conoscenza avvalendosi di diversi strumenti come documenti, incontri, reti informatiche; la riconfigurazione delle informazioni attraverso lo smistamento o la categorizzazione può condurre a nuove forme di conoscenza.
· Interiorizzazione: consiste nel tradurre concretamente la conoscenza esplicita in conoscenza tacita. E' un concetto legato a quello del learning by doing, cioè dell'apprendimento attraverso l'azione. La conversione è tanto più facile quanto più la conoscenza è rappresentata in documenti e manuali che ne facilitino la trasmissione anche ad altri soggetti.
Invece la permanente separatezza tra logica di acquisizione e sviluppo della conoscenza, per un verso e logiche di sua patrimonializzazione e valorizzazione attraverso la formazione costituisce il paradigma ancor oggi dominante. È facile che ne consegua il persistente uso strumentale della formazione come ruota di scorta dell'organizzazione e della stessa innovazione. Intendere, invece, il knowledge management come capitale sociale delle organizzazioni, e lungo questo paradigma valorizzare i talenti sia individuali che collettivi, diviene l'unica alternativa alla dissipazione di risorsa oggi prevalente.
b) Superare le barriere tra il modello di competenze adottato e la prospettiva di innovazione condivisa.
Benché la competenza implichi volontà e intenzione, essa deve necessariamente, per essere tale, tradursi in azione concreta e perché ciò accada è indispensabile che le condizioni del contesto siano compatibili con i comportamenti da attivare. In altri termini, le competenze sono solo una delle cause del successo nello svolgimento di una certa attività lavorativa: sono una condizione necessaria ma non sufficiente, dal momento che i risultati organizzativi sono influenzati anche dall'ambiente organizzativo in cui il soggetto é inserito.
La costruzione di modelli di competenze rappresenta un mezzo per rendere esplicite le competenze tacite[2]; il competency modeling ha come output l'individuazione di un insieme di competenze derivante dal raffronto tra soggetti con prestazioni superiori e soggetti con prestazioni medie. Ciò significa riuscire a identificare e formalizzare (esternalizzazione) le competenze possedute in modo tacito dai soggetti, tramite l'analisi e il confronto dei loro comportamenti o di altri aspetti considerati dagli strumenti di rilevazione adottati.
Se, come accennato, la conoscenza ha un'importanza strategica e da essa può trarre origine un vantaggio competitivo sostenibile, essa è a sua volta riconducibile agli individui, che si trovano a gestire un ambiente complesso e mutevole, divenendo in ultima analisi lo snodo centrale per la diffusione della conoscenza nelle organizzazioni. Ma questo processo di diffusione non è meccanico poiché da un lato l'organizzazione, avendo una propria cultura, filtra i comportamenti dei soggetti; dall'altro questi ultimi, condividendo le loro conoscenze, stimolano l'apprendimento dell'organizzazione.
Un tale sistema di competenze ha, con ogni evidenza, bisogno di un sistema di istruzione/formazione capace di costruire profili e competenze professionali adeguati alla sfida dell'innovazione.
c) Superare le barriere tra conoscenza, innovazione e formazione.
E' ancora moto diffusa l'idea che innovazione significhi possedere tecnologie, prodotto, mercato, processi; insomma che l'innovazione consista nel patrimonio "hard" a disposizione di una organizzazione. Invece l’innovazione è anche degli intangibili, nel senso che larga parte del vantaggio competitivo è costituito dalla capacità che il loro capitale sociale mostra di esercitare nel saper anticipare, o quantomeno nel sapersi adattare velocemente ai cambiamenti indotti dai nuovi modelli di governance dei mercati della conoscenza, dell'innovazione e della formazione. Il tempo e lo spazio dell'innovazione e dell'adattamento diventano i nuovi misuratori della percezione del cambiamento e della effettiva capacità di stare sul mercato da parte di Imprese, Università, Istituzioni.
Velocizzare il cambiamento diventa cosi la nuova frontiera del miglioramento qualitativo e dell'innovazione per l'istruzione e la formazione secondaria. E tuttavia velocità di cambiamento significa poter disporre in tempo reale di informazioni qualificate, debita mente organizzate e documentate, ma soprattutto elaborate secondo scenari probabilistici e alternativi tra i quali i diversi mondi indagati (Università, Imprese, Istituzioni) possano scegliere e decidere in ordine alle priorità perseguibili e condivisibili.
Umberto Margiotta
Presidente del Centro Interateneo
per la ricerca didattica e la formazione avanzata
Università Ca’ Foscari di Venezia
[1] Il termine "conoscenza tacita" diventa popolare con il testo dei due studiosi e consulenti giapponesi, Nonaka e Takeuchi, intitolato The Knowledge Creating Company (1995), scritto con l'intento di mettere in evidenza le complesse dinamiche sociali che stanno alla base della creazione della conoscenza nelle organizzazioni. Il termine conoscenza tacita o implicita, o anche sapere tacito (in inglese, tacit knowledge), viene utilizzato nel campo delle discipline che studiano il funzionamento delle organizzazioni (sociologia del lavoro e delle organizzazioni, teoria di impresa, economia aziendale, management science, ecc.) e nel campo delle prassi consulenziali, per identificare «una conoscenza non codificata, non contenuta in testi o manuali, non gestita attraverso flussi comunicativi strutturati; ma una conoscenza che esiste nella testa degli individui, che nasce dall'esperienza lavorativa e che - come tale - si collega alla capacità di comprensione dei contesti di azione, intuizioni, sensazioni che difficilmente possono essere comprese da chi non condivide tale esperienza».
[2] L. Nonaka, ivi



