LE NUOVE VIE DI PORTO MARGHERA E IL TURISMO INDUSTRIALE

 

Giovanni Luigi Fontana
Direttore Master in Conservazione, Gestione
e Valorizzazione del Patrimonio Industriale
Università di Padova
 
   L’inclusione del patrimonio industriale nel sempre più vasto complesso dei beni culturali ha posto questo specifico comparto patrimoniale in relazione sempre più strette con il turismo culturale alimentando al suo interno una particolare tipologia di domanda, ormai definibile come turismo industriale, a sua volta distinto in varie sottospecie, riconducibili a quello che in Francia viene qualificato come tourisme de découverte économique. Si tratta di un tipo di turismo mosso dall’interesse per le peculiarità economiche, produttive, tecniche, scientifiche, sociali che nel corso del tempo sono venute connotando la cultura, l’evoluzione storica e le attività industriali di un determinato territorio o sistema locale. Una forma di turismo che esprime bene le attuali tendenze nelle motivazioni alla scelta delle località da visitare da parte degli europei, i quali assegnano importanza crescente al territorio e al paesaggio culturale in tutte le sue potenzialità, alle esperienze autentiche di scoperta e di conoscenza delle specificità, storiche, culturali, ambientali, produttive locali, a forme alternative di visita e di ricettività. Nel Veneto, regione turistica di primo piano, “le tematiche abitualmente indicate con il concetto di territorio/paesaggio culturale – ha notato Mara Manente – hanno ancora una limitata e circoscritta riconoscibilità, anche se i prodotti identificabili in questo contesto sono senza dubbio molto meno imitabili dei prodotti tradizionali, sono molto più rispettosi del territorio e della comunità ospitante e soprattutto, in una prospettiva futura, sono in forte espansione”.
   Si tratta dunque di tipologie di turismo che possono concorrere in modo importante al rinnovamento e alla diversificazione dell’offerta, rafforzando il ruolo di questo settore nelle aree ad esso specificamente vocate – come nel caso del contesto veneziano – e permettendo loro di contenere vecchie e nuove criticità. Queste nuove forme di turismo “specializzato” permettono di riscoprire, valorizzare e comunicare le specifiche identità locali e il patrimonio storico culturale nelle sue diverse componenti, facendone una delle leve di nuovi processi di sviluppo locale basati sulla crescita di risorse endogene e competenze distintive riconosciute e valorizzate dalla rete delle soggettività territoriali.
   In questa prospettiva, occorre innanzitutto considerare che il turista ha cambiato foggia. Egli non è più passivo e tradizionalista come un tempo, ma, come si diceva, pronto a scoprire nuovi temi ed orizzonti. Egli è molto più partecipe che in passato nelle visite che programma. Ne valuta l’utilità e l’interesse in termini di nuove conoscenze, curiosità, divertimento. Se il patrimonio culturale tradizionale attira un pubblico generalmente colto e sensibile ma anche indifferenziato, il patrimonio industriale tocca categorie socio-professionali più larghe e ben identificabili. Il turismo industriale appartiene infatti anche al turismo di prossimità. Coinvolge più direttamente lavoratori, scolaresche, studiosi e appassionati, gruppi ed associazioni della terza età. Può profittare bene della crescente porosità tra cultura e loisir, arte e intrattenimento. Le “ibridazioni”, la mescolanza di più attività nelle nuove forme di turismo sono sempre di più la regola. In coerenza con queste nuove tendenze, l’offerta dei paesi al vertice nelle graduatorie del turismo internazionale (si veda la Francia o la Spagna) ha visto crescere e diversificarsi fortemente il comparto del turismo culturale e, in esso, quello industriale. In Francia già prima del 2000 erano più di 200 i siti di turismo specificamente industriale e tecnico. In Spagna si moltiplicano le realizzazioni in questo settore con in prima linea le regioni che vivono maggiormente di turismo come l’Andalusia o il polo oggi trainante di Valencia – Alicante.
   Si tratta, perciò, di esplorare nuove modalità e di riflettere sulle possibili relazioni tra le potenzialità di un sito industriale e la sua “messa in turismo”. Porto Marghera, quale potenziale parco a tema, offre una straordinaria opportunità. La vicinanza al centro storico di Venezia è sicuramente un elemento imprescindibile. Tuttavia occorre tener conto che, come mostrano molte esperienze, spesso non c’è molta influenza delle forti polarità sul tasso di frequentazione di siti vicini e meno conosciuti. Ciò sembra convalidare la regola che un luogo turistico senza notorietà non può beneficiare dell’alta frequenza ad un altro luogo vicino senza precise connessioni e senza un adeguato investimento nella comunicazione. Nel primo caso l’inscindibile nesso delle origini e degli sviluppi di Porto Marghera con la storia della “grande Venezia”, i materiali e le iniziative di Mestre ‘900 e la prospettiva di un futuro grande museo mestrino su questi temi offrono motivazioni, strumenti ed occasioni per programmare un continuum  tra l’offerta turistica e museale specializzata di Venezia e quella del suo immediato retroterra.
   Ma occorre anche promuovere e coordinare le diverse possibili forme di turismo industriale, d’impresa e del territorio. Ci riferiamo, per esempio, alle classiche “giornate porte aperte” che permettono alle imprese di mettere il pubblico in diretto contatto con le proprie attività. Si tratta di attività istituzionali dell’impresa che la inseriscono maggiormente nel tessuto relazionale locale. In genere queste iniziative servono anche a dare alle famiglie dei lavoratori e alla gente del posto una migliore conoscenza dei luoghi e dell’ambiente di lavoro. In molti casi, naturalmente in primo luogo con le imprese produttrici di beni di consumo, queste iniziative si legano al turismo industrial-commerciale del circuito degli outlet. Ma anche grandi complessi tecnologici operanti in diversi settori (ad es. Airbus o Tenaris – Dalmine) hanno organizzato forme più regolari di visite alle imprese, programmate per gruppi speciali, popolazione locale o visitatori occasionali, magari affidate ad agenzie specializzate come nel caso di Aérospatiale. In questi casi le iniziative si integrano in politiche di comunicazione e di immagine istituzionalizzate e permanenti. Occorre tener presente che la curiosità dei visitatori è molto sollecitata da luoghi o momenti eccezionali e da prodotti particolarmente sofisticati.
   Queste iniziative si dimostrano inoltre più proficue e durevoli quando entrano a far parte di circuiti di turismo industriale integrato, che in questo caso potrebbero collegare musei, atelier, imprese, siti archeo-industriali del centro storico e delle isole con i complessi di Porto Marghera (idealmente dall’Arsenale a Porto Marghera passando per le specializzazioni produttive peculiari della storia veneziana). Circuiti in cui la visite ai siti industriali si combinano con quelle a siti più tradizionali. Vi è poi da considerare tutte le possibili connessioni con il turismo ambientale ed ecomuseale che può avere un suo luogo elettivo nello spazio lagunare. Vi sono esperienze consolidate che si giocano su un mix efficace di scienze ambientali, geografia storica, antropologia, etnografia, storia industriale e delle tecniche produttive, dell’architettura e dei materiali,. Si tratta anche di sperimentare originali ed efficaci forme di mediazione con il pubblico, che introducano con dimostrazioni ai procedimenti tecnici, che restituiscano “dal vivo” ambienti e condizioni di lavoro, che valorizzino le testimonianze di uomini e di donne, che utilizzano i linguaggi e gli strumenti della musica e delle arti.
   Questo tipo di esperienze si avvicinano alle attività dei cosiddetti centri di interpretazione operanti autonomamente o presenti all’interno del variegatissimo arcipelago degli ecomusei. Essi hanno assunto come compito quello di far rivivere il passato nei siti industriali ancora in attività, per cercare di spiegare come funziona dal vero una fabbrica. E integrando tutto questo in circuiti turistici. In questi casi industria e turismo convergono nello sforzo di rendere l’informazione accessibile al grande pubblico. Il turismo industriale diviene così un vettore di mediazione tra l’impresa il pubblico, permettendo al visitatore di scoprire le attività industriali quando esse sono ancora in piena attività e non quando sono scomparse. “Occorre proprio che un’attività sia economicamente morta per meritare uno sguardo culturale, una messa in prospettiva storica e delle azioni di mediazione che rendano le tecniche e i luoghi intellegibili?”, si è opportunamente chiesto un direttore di un museo regionale francese delle tecniche e delle culture.
   Con il progetto “Le nuove vie di Porto Marghera”, dopo il debutto dell’iniziativa promossa dal Vega e dai suoi partners in occasione della ricorrenza anniversaria dello scorso anno, ci si propone di sviluppare un processo di mediazione che dovrà organizzarsi in maniera più strutturata in un contesto di sviluppo del turismo industriale e del territorio, congiungendo le attività cessate con quelle ancora in funzione, i vecchi mestieri e le nuove professionalità, le tecniche d’un tempo e i procedimenti attuali, unendo, insomma, il passato al futuro, in senso generalista (Le vie del Vega: ricerca, innovazione e tecnologie del futuro;  tra nuovi progetti e archeologia industriale; la via della comunicazione; la via del porto e della logistica) o per settori (la via del mare; la via del riciclo; la via della natura) e filiere produttive (la via dell’idrogeno; la via dell’elettricità; la via del vetro; la via del grano; la via dell’alluminio, ecc.). Si cercherà di coordinare enti, centri di ricerca, università, imprese, musei e centri di interpretazione, attività culturali e turistiche legate alla vita industriale, sviluppando diverse forme di partenariato secondo le competenze di ciascuno. Con l’obiettivo di favorire lo sviluppo culturale, economico, sociale, di creare nuova occupazione ed elevate professionalità, ma anche di puntare sul patrimonio industriale come formidabile strumento di promozione dell’identità collettiva e dei processi di coesione sociale.
 
                                                                      
 Giovanni Luigi Fontana
Direttore Master in Conservazione, Gestione
e Valorizzazione del Patrimonio industriale
Università di Padova